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Hotel One e la mia prigione (Seconda Parte).

  Mano a mano che passano le giornate all’interno del carcere, inizio a scoprire una realtà fatta di dinamiche ed abitudini fino a quel momento a me sconosciute. La routine è ben scandita. Sveglia e colazione. Lavoro oppure istruzione, per alcuni. Pranzo. Lavoro o istruzione pomeridiana, sempre e solo per alcuni detenuti. Doccia e cena. Tutti in cella prima delle diciannove. Può sembrare un’agenda fitta di impegni ma la verità è ben diversa. Solo alcuni detenuti, o comunque mai tutti insieme, possono svolgere le varie attività collaterali all’interno dell’istituto. Tutti gli altri aspettano. E fumano per ingannare il tempo. In carcere si segue la linea adottata dal governo inglese circa la posizione sul “fumo”. Sono concesse solamente sigarette elettroniche (fornite dall’istituto) ed è permesso fumare solamente in alcuni ambienti. Il mio ambulatorio è attiguo alla sezione “alfa” dell’istituto. Sono seduto alla scrivania e sto finendo di scrivere il resoconto dell’ultimo pazie...

Hotel One e la mia prigione (Prima Parte).

  Prima di iniziare questo capitolo, va fatta una doverosa premessa. I fatti raccontati risalgono all’ultimo periodo trascorso in Inghilterra. Agli ultimi due anni, a voler essere precisi, tra il 2019 e il 2021. Questo capitolo, dunque, andrebbe inserito successivamente sulla linea temporale. Tuttavia, per la chiarezza con cui ricordi sono impressi nella mia mente e per l’importanza che hanno avuto, ho deciso di stracciare la canonica linearità narrativa e proporlo qui di seguito. Tutti ricordano gli anni a cavallo tra il 2019 ed il 2021. Sono stati gli anni della pandemia, delle quarantene e dell’isolamento. Per me sono stati anche gli anni del carcere.   Entro in carcere nell’agosto 2019, più o meno quando la maggior parte dei miei coetanei e connazionali si stanno godendo le meritate vacanze estive. L’incarico questa volta è diverso. “Band 6 Nurse/ Medical Officer” si legge sul tesserino con il mio nome ed il logo dell’istituto penitenziario. Lo giro tra le mani m...

Rugby, la prima volta.

  Sono passati alcuni giorni dal mio arrivo. Le prime questioni burocratiche sono risolte. Sono stato assegnato ad un reparto ed i turni sono iniziati ad essere regolari. Oggi però è il mio primo giorno libero, voglio uscire ed andare a vedere la città. Non so bene come orientarmi quindi mi sveglio presto per raccogliere qualche informazione. Inserisco su Google l’indirizzo della struttura nella quale mi trovo ed usando Maps cerco di capire come muovermi. Raggiungere il centro sembra relativamente semplice. La strada è tutta dritta. Mi annoto mentalmente due luoghi che devo assolutamente attraversare così da evitare di perdermi. Una chiesa e una scuola. No, non una scuola qualsiasi. A Rugby infatti si trova “La Scuola”. Ovvero, quella dove, nel 1823, il Signor William Webb Ellis inventò appunto il Rugby. La devo assolutamente vedere. Prendo lo zaino, ci metto dentro lo stretto necessario ed esco senza fare colazione. Mi sento quasi un esploratore. Un turista, di sicuro. E’ una ...

L’altra realtà.

  Dunque, posso considerarmi soddisfatto ed appagato? Appena tre mesi dopo la laurea mi ritrovo all’estero, con un contratto a tempo indeterminato, alloggio compreso per un intero mese. Nel giro di poche ore capisco subito che, forse, non è tutto così splendido come poteva apparire. Facciamo un passo indietro. Lasciamo il “me” giovane e pieno di speranze all’ingresso della nuova azienda. Poco prima di conoscere i colleghi ed il nuovo ambiente che mi avrebbe ospitato.   Io parto a Marzo 2015 subito dopo aver inviato tutta la documentazione all’ordine degli infermieri inglese (NMC, Nursing and Midwifery Council). In quel periodo, si riservavano circa otto settimane per validare tutta la documentazione inviata e dichiarare un infermiere straniero, idoneo al servizio in Inghilterra. In questo lasso di tempo, non sarei stato considerato infermiere a tutti gli effetti. Ma decido di partire lo stesso. Un accordo interno all’azienda prevede che mi avrebbero assunto (e pagato...

Venezia- Bruxelles- Londra- Rugby.

  23 Marzo 2015. Mi sveglio che fuori è ancora buio. Il mio corpo esegue, quasi meccanicamente, azioni routinarie per scrollare via il torpore del sonno. Con passo trascinato raggiungo il soggiorno. La vedo. C’è una grossa valigia marrone chiaro, imbottita quasi voglia scoppiare da un momento all’altro. La vedo ma non la guardo. Passo oltre. In cucina, la mia famiglia è già sveglia. Silenzio e profumo di caffè. Un paio di sorrisi appena accennati sostituiscono i classici “buongiorno, dormito bene?”. Di norma, nella mia famiglia è raro trovarsi a fare colazione tutti insieme. E’ ancora più raro che alle sei del mattino ci sia solo il profumo del caffè a condire l’aria. Ho sempre bevuto il caffè della colazione annusando il profumo di qualche sugo o di qualche arrosto che mio padre iniziava a preparare ad un orario che, ad oggi, non mi è del tutto noto. Quella mattina, invece, era diverso. Famiglia tutta sveglia e riunita, tavola apparecchiata e caffè nella moka. “Allora pa...

Presentazione del blog "England. Once more".

  Mi chiamo Nicola, ho trentun anni e sono un infermiere. Laureato verso la fine del 2014, a Marzo 2015 ho deciso di trasferirmi in Inghilterra. Più precisamente a Rugby, nel Warwickshire. Quella che inizialmente sarebbe dovuta essere un’esperienza formativa di un anno, si è rivelata un’avventura lunga quasi sette anni. Un viaggio incredibile che mi ha permesso di conoscere persone e culture diverse, arricchendomi non solo dal punto di vista professionale. Da circa un anno sono tornato a casa ma, a volte, la mia mente sembra essere rimasta lì. Questo blog nasce dalla voglia di raccontare questi sette anni, le sensazioni provate, i luoghi visitati, le persone incontrate. Gli aneddoti verranno raccolti in capitoli e non seguiranno una logica strettamente cronologica. I nomi dei personaggi che vi farò conoscere saranno frutto della mia fantasia. I fatti raccontati, sono tutti veri.   Buona lettura, Nicola.